La vicenda era iniziata con un ordine freddo: il trasferimento coatto in una scuola speciale, una decisione presa sopra la sua testa, senza che gli fosse chiesto un parere. Per il tribunale di 9 de Julio, quella era inizialmente apparsa come la via amministrativa più semplice, ma per Mateo significava rinunciare al proprio mondo sociale proprio a due anni dal traguardo del diploma.

Sostenuto da organizzazioni specializzate nella tutela dei diritti civili, il giovane ha impugnato la decisione appellandosi alla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, che l'Argentina ha elevato a rango costituzionale. Il momento della svolta è giunto quando il magistrato ha acconsentito ad ascoltarlo direttamente, permettendo al ragazzo di descrivere il valore quotidiano della sua permanenza nella scuola comune.

Riconoscendo la validità delle sue ragioni, il giudice ha annullato il precedente provvedimento, stabilendo che Mateo possiede la facoltà di determinare il proprio cammino educativo. La sentenza applica con precisione il principio della capacità progressiva, un criterio legale che valuta l'autonomia di un minore non in base alla sua condizione, ma alla sua effettiva maturità e comprensione delle proprie scelte di vita.

Rimanere nella scuola comune è essenziale non solo per l'integrazione sociale, ma perché quel diploma aprirà carriere altrimenti precluse.

Il giovane tornerà ora tra i banchi che gli erano stati negati. In questo atto giudiziario si legge il superamento di un sistema duale che per decenni ha separato i destini dei ragazzi, restituendo a Mateo non solo il diritto allo studio, ma la dignità di essere l'architetto del proprio domani.