Il Cerro Plateado è uno degli altipiani di arenaria della Cordillera del Cóndor, la catena che corre lungo il confine tra Ecuador e Perù. Non ci sono strade per la cima. Si sale a piedi dalla valle del Nangaritza, dove vivono comunità shuar, e la prima spedizione impiegò circa tre giorni per raggiungere la sommità: il terreno non concede scorciatoie.

Per decenni quei crinali sono rimasti fuori portata per ragioni che non avevano nulla a che vedere con la biologia. Il confine era conteso e militarizzato; nel gennaio-febbraio del 1995 vi si combatté la guerra del Cenepa, l'ultimo conflitto convenzionale del Sudamerica. Solo dopo l'Atto Presidenziale di Brasilia i naturalisti poterono entrare, e trovarono un catalogo intero di piante, rane e piccoli mammiferi che nessuno aveva mai nominato.

La rana appartiene al genere Lynchius, la cui riproduzione spiega come possa vivere lassù: le femmine depongono poche uova a terra e ne escono ranocchie già formate. Nessun girino, nessuna necessità di acqua stagnante. È ciò che permette a questi anfibi di occupare cime fredde ed esposte dove pozze e ruscelli quasi non esistono.

Gli autori hanno dedicato la specie a Katya Romoleroux, botanica ecuadoriana, insignita nel 2020 del Premio Nazionale Eugenio Espejo. È una forma di riconoscenza precisa: chi ha passato la vita a descrivere la flora di questi versanti riceve in dono un nome che resterà attaccato a un animale finché quell'animale esisterà.

La descrizione è uscita su Zootaxa. Nella stessa provincia di Zamora Chinchipe, ai piedi della cordigliera, la miniera di rame a cielo aperto di Mirador, a Tundayme, produce dal 2019, e concessioni minerarie ed esplorative coprono una parte consistente di quelle pendici. La rana, per quanto se ne sa, vive solo lì, in una fascia di poco più di cinquecento metri di dislivello.