Al microscopio elettronico, la molecola della laminina rivela una forma che ricorda una piccola croce asimmetrica. È una proteina che il corpo conosce bene: durante lo sviluppo dell'embrione, è lei a tracciare i sentieri su cui crescono i nervi. Negli adulti, però, dopo un trauma violento, il corpo reagisce alzando una barriera di tessuto cicatriziale che impedisce ogni comunicazione. Tatiana de Sampaio, biologa dell'Università Federale di Rio de Janeiro, ha compreso che per superare quel muro non serviva la forza, ma la memoria della nostra origine.
La sua scoperta, chiamata polilaminina, agisce come un'impalcatura biologica. Una volta iniettata nel sito della lesione, questa proteina polimerizzata imita l'ambiente dello sviluppo fetale, offrendo alle fibre nervose recise un supporto su cui tornare a scorrere. Il materiale grezzo proviene dalle placente donate dopo i parti cesarei, un residuo della nascita che diventa strumento di rinascita per chi ha subito un trauma.
Il rigore della scienza ha incontrato lo stupore dei fatti quando i primi dieci partecipanti alla sperimentazione clinica hanno ricevuto il trattamento. Quello che doveva essere solo un test di sicurezza si è trasformato in un momento di profonda commozione quando il comitato indipendente di monitoraggio ha osservato i progressi di un paziente: contro ogni previsione clinica, un uomo classificato con una lesione completa è tornato a camminare. Su otto pazienti trattati inizialmente, sei hanno recuperato una parte delle funzioni motorie, un risultato che ha spinto i medici a modificare il disegno dello studio per non negare la cura a chi ne aveva bisogno.
Nonostante la cautela invocata dalle società scientifiche, la perseveranza di de Sampaio ha trasformato una teoria di laboratorio in una realtà clinica sostenuta dall'azienda farmaceutica Cristália e dai fondi della FAPERJ. Mentre cinquantasette richieste per uso compassionevole attendono una risposta, la dottoressa continua il suo lavoro tra le corsie degli ospedali di Rio. La sua non è una vittoria rapida, ma il frutto di una pazienza metodica che ha saputo attendere un quarto di secolo per vedere un uomo sollevarsi dalla sedia e muovere il primo, incerto passo verso il futuro.