Flores e i suoi colleghi dell’IBIOMAR-CONICET, Martín Brogger e Mariano Martínez, hanno rintracciato questo nuovo abitante del mare in una zona di confine biologico, dove le masse d'acqua subantartiche incontrano i flussi gelidi provenienti dall'Antartide. Non si è trattato di un'intuizione fulminea, ma di una pazienza metodica: attraverso l'analisi morfologica e lo studio del DNA, i ricercatori hanno isolato le caratteristiche che separano il Bathycidaris argentina da ogni altro organismo noto, inserendolo nella famiglia delle Ctenocidaridae.
Questi ricci hanno sviluppato una strategia di sopravvivenza che riflette la durezza del loro ambiente. In un mondo privo di luce e battuto da temperature costantemente vicine allo zero, le femmine non affidano i propri piccoli alle correnti incerte. Al contrario, li accudiscono tra spine specializzate, simili a piccoli ombrelli, che proteggono la prole durante lo sviluppo. È una forma di dedizione biologica necessaria in un habitat dove il nutrimento scende lentamente dalla superficie sotto forma di neve marina, unico sostentamento per chi vive ancorato al fango della scarpata.
La scoperta, formalizzata sulla rivista The Zoological Journal of the Linnean Society, arricchisce la comprensione di un ecosistema che dal 2012 ha già rivelato dozzine di nuove specie tra coralli, crostacei e stelle marine. La precisione dei denti di questi ricci, capaci di auto-affilarsi continuamente per raschiare il cibo dai fondali, è solo uno dei dettagli tecnici che Flores ha dovuto documentare per confermare il nuovo genere.
L'area del canyon dove i campioni sono stati raccolti agisce come un crocevia vitale. Per gli scienziati di Puerto Madryn, dare un nome al Bathycidaris argentina significa sottrarre un altro frammento di vita all'anonimato dell'abisso, trasformando un esemplare conservato in alcol nel testimone di una biodiversità che abita silenziosamente i confini del mondo conosciuto.