Quella fase si chiama Puente Verde, una riserva sulla penisola di Andresito, e consiste in una voliera grande quanto un pezzo di foresta. Lì gli uccelli devono reimparare tutto ciò che il commercio illegale aveva cancellato: volare a lungo invece che da una sbarra all'altra, riconoscere come cibo i frutti e i germogli della selva invece della ciotola, e soprattutto tornare a diffidare degli esseri umani.

Il maracaná lomo rojo — verde, con le remiganti azzurre e la macchia rossa sul dorso che gli dà il nome — nidifica nelle cavità dei grandi alberi e depone da due a quattro uova. In Argentina lo hanno eliminato la caccia, il traffico di animali da compagnia e la scomparsa della foresta. Il programma che cerca di riportarlo è guidato da Aves Argentinas con istituzioni brasiliane, fra cui il Parque das Aves di Foz do Iguaçu, dall'altra parte del fiume.

A dicembre 2025 a Puente Verde è nato un pulcino, il primo da decenni. Lo hanno chiamato Julián. È vissuto un mese.

Il 20 settembre gli otto esemplari usciranno dalla voliera. Non sarà una separazione netta: nel periodo di adattamento potranno rientrare nel recinto la notte, finché non saranno del tutto autonomi. I trasmettitori diranno agli operatori dove vanno, se restano, se si disperdono verso il Brasile o il Paraguay — che è poi la speranza di fondo, ricucire popolazioni oggi separate da confini che gli uccelli non vedono.

Esiste un precedente argentino. Nel 2015, nella provincia di Corrientes, la Fundación Rewilding Argentina liberò ara rosse nel Parco Iberá, dove mancavano da oltre centocinquant'anni; i primi pulcini nati liberi arrivarono nel 2020. Cinque anni di attesa. I grandi pappagalli disperdono i semi delle palme e degli alberi da frutto: quando spariscono da una foresta, sparisce con loro anche quel lavoro.