La scoperta, frutto di un lungo lavoro di campo guidato dagli scienziati che monitorano il bacino del fiume Mayo, rivela un roditore dalle caratteristiche singolari. Gli studi molecolari hanno confermato che questo animale è strettamente imparentato con l'Incanomys mayopuma, individuato in precedenza nel santuario di Machu Picchu. Eppure, questo nuovo esemplare del genere Daptomys ha scelto un isolamento diverso, adattandosi a un gradiente altimetrico che spazia dai 570 ai 2.230 metri sul livello del mare.
L'anatomia dell'animale racconta la storia del suo adattamento: le orecchie piccole per ridurre la resistenza all'acqua e una pelliccia densa, capace di imprigionare uno strato d'aria isolante contro il freddo delle alture andine. Sulle zampe posteriori, una frangia di peli rigidi agisce meccanicamente come una membrana, permettendogli di muoversi con agilità nelle correnti dove caccia piccoli invertebrati e larve d'insetto.
Le lunghe vibrisse del roditore, tese come sensori di estrema precisione, avvertono ogni minima vibrazione dell'acqua, segnalando la presenza di una preda anche nell'oscurità del sottobosco. È un'esistenza vissuta entro pochi metri dalla riva, un legame indissolubile con la purezza delle sorgenti che alimentano l'intera regione.
Il lavoro di catalogazione ha visto la collaborazione tra il SERNANP e organizzazioni internazionali, appoggiandosi a una rete di conservazione che coinvolge anche le comunità locali. In un territorio che ospita almeno sette diverse tipologie di foresta, la scoperta di questo roditore sottolinea come la protezione di un bacino idrico per scopi agricoli e urbani finisca, per una felice coincidenza di necessità, col preservare anche le forme di vita più schive e specializzate delle Ande.