Harisyah coltiva palma da olio e ananas. Ha capito cosa fossero davvero le mangrovie nel 2011, durante un corso di acquacoltura nelle isole Meranti: qualcuno gli spiegò come quelle radici filtrano l'acqua salmastra che alimenta le vasche di pesci e gamberi. Tornato a casa, cominciò a girare per il distretto di Siak in cerca dei gruppi che ripiantavano, e a convincere volontari.
Nel 2018 fu eletto capovillaggio. In Indonesia quella carica dura sei anni e porta con sé il controllo del fondo che lo Stato trasferisce ogni anno al villaggio: Harisyah ne indirizzò una parte al ripristino e ottenne dall'agenzia ambientale circa 10.000 piantine. Poi perse le elezioni successive, e con la carica se ne andò anche il denaro. Il lavoro si fermò.
Nel 2024 ha ripreso i contatti con le organizzazioni Yayasan Gambut, Global Environment Centre e Aramco Asia Singapore. Il 6 luglio 2026, a Beting Selayang, a meno di cinquecento metri da una scuola elementare, bambini, abitanti e partner hanno messo a dimora le piantine su un'area di circa 25 ettari rimasta spoglia.
Senza la barriera delle mangrovie, il vento entra e la marea allaga. La costa perde oltre sei metri all'anno. Il fiume Siak, profondo abbastanza da far risalire navi oceaniche fino a Pekanbaru, cento chilometri nell'entroterra, aggiunge alle sponde l'onda delle chiglie.
I pescatori raccontano che il pesce sottocosta sta tornando. Sono impressioni, non misure. Le piantine restano fragili, e in questa parte del Sud-est asiatico la loro sopravvivenza non si decide il giorno della semina ma negli anni successivi, tra sfalci e paletti: per questo Harisyah parla del sito come di un vivaio da cui prenderanno le prossime piante. Le autorità locali stanno preparando norme per proteggere le mangrovie e affrontare l'inquinamento del fiume.
Andiamo avanti. Anche se sei da solo, vai avanti.