L'osteosarcoma è il tumore osseo maligno più diffuso al mondo, e colpisce soprattutto nella fascia d'età in cui le ossa lunghe crescono più in fretta. È la ragione per cui, nei bambini, si preferisce ricostruire con osso vivo anziché con una protesi metallica: il tessuto trapiantato cresce insieme al paziente, si ispessisce, si rimodella. Il metallo, invece, resta della lunghezza che ha, e impone anni di reinterventi per allungarlo.

Questo tipo di ricostruzione richiede due mestieri diversi nella stessa stanza. Serve chi sa dove finisce il tumore e dove comincia l'osso sano; e serve chi sa ricucire vasi sanguigni di pochi millimetri, perché il segmento trapiantato arrivi già irrorato e vivo. Da qui la coppia venuta dall'Istituto Ortopedico Rizzoli, fondato nel 1896 e tra i centri europei di riferimento per i tumori dell'osso, dove un registro avviato all'inizio del Novecento raccoglie decine di migliaia di casi. Sassu, nel 2017, faceva parte dell'équipe che a Göteborg eseguì il primo doppio trapianto di mani della Scandinavia.

La sala in cui tutto questo è avvenuto ha una storia breve. La Ciudad de la Salud, gestita dalla Caja de Seguro Social, ha aperto per fasi a partire dal 2019 sull'area di Panama Pacífico, dall'altra parte del canale rispetto alla capitale, su un terreno che fino al 1999 era una base aerea statunitense. Al suo interno si trova l'Hospital Nacional de Especialidades Pediátricas Omar Torrijos Herrera, dove sono confirmati i casi di oncologia e ortopedia pediatrica. Prima, i bambini più complessi finivano all'Hospital del Niño Dr. José Renán Esquivel, nel quartiere di Calidonia, aperto nel 1957.

La presenza dei due italiani non è nata da un invito personale: è stata organizzata dal Ministero della Salute panamense insieme alla Caja de Seguro Social, che hanno messo allo stesso tavolo specialisti nazionali e stranieri per un singolo paziente. Le autorità sanitarie hanno parlato di una data che il paese ricorderà. Ma ciò che è cambiato davvero si misura in modo più semplice: la prossima famiglia panamense che riceverà questa diagnosi non dovrà chiedersi come raggiungere un ospedale dall'altra parte dell'oceano.

La chirurgia, da sola, non guarisce un osteosarcoma. Prima e dopo l'intervento resta la chemioterapia, mesi di essa. Ma il braccio del bambino è ancora al suo posto.