Il processo, noto come ecoprint, non si affida a pigmenti sintetici ma alla biologia stessa della pianta. Ogni pezzo è unico, nato dalla pressione di elementi botanici — foglie, fiori, frammenti di corteccia — che, sottoposti al calore, rilasciano i propri tannini direttamente nelle fibre del tessuto. È un'alchimia lenta, dove la temperatura costante di circa 70 gradi Celsius agisce come catalizzatore per fissare i colori in modo permanente, senza l'uso di leganti chimici aggressivi.
Durante la visita di José González, esponente del governo regionale, le tre fondatrici hanno mostrato come la sapienza tradizionale si integri con la sperimentazione contemporanea. La tecnica richiede una conoscenza profonda delle specie vegetali e delle loro proprietà tintorie; ad esempio, l'uso di "acqua di ferro" — ottenuta immergendo metalli di scarto in acqua e aceto — permette di scurire i pigmenti, creando sfumature che variano dal grigio fumo al nero profondo.
Il laboratorio è diventato un punto di riferimento per la quattordicesima edizione galiziana delle Giornate Europee dell'Artigianato, un'iniziativa che coinvolge 25 nazioni sotto il motto "Con il cuore nel mestiere". In un momento in cui la produzione seriale domina i mercati, il lavoro di Uxía, Nuria e Antía rappresenta una resistenza silenziosa e meticolosa. La loro capacità di trasmettere questa conoscenza attraverso workshop aperti al pubblico risponde a un'esigenza concreta: garantire la successione generazionale in mestieri che rischiano di scomparire con i loro ultimi maestri.
L'amministrazione regionale ha risposto a questa sfida annunciando un investimento destinato proprio alla formazione di nuovi apprendisti. Oltre la superficie estetica delle sete stampate, resta il valore di un gesto tecnico che richiede tempo e rispetto per i cicli della materia, trasformando una semplice foglia caduta in una traccia indelebile di cultura locale.