Insieme al professor Narongrit Muangmai e al collega internazionale Christophe Vieira, Klomjit ha condotto una mappatura meticolosa che ha scosso una vecchia certezza accademica: l'idea che il Golfo di Thailandia fosse un bacino biologicamente povero rispetto alla limpida maestosità del Mare delle Andamane. Attraverso l'analisi del DNA barcoding, una tecnica che permette di leggere il codice genetico come un'etichetta di riconoscimento, il gruppo ha svelato l'esistenza di quattro specie del genere Lobophora mai descritte prima dalla scienza.

Queste alghe non sono soltanto dati in un database; portano con sé una genealogia di rispetto. Klomjit ha scelto di battezzarle in onore dei maestri che lo hanno preceduto: L. lewmanomontiae, L. ogawae, L. thiemmedhii e L. velasquezii. È un gesto di gratitudine che lega la nuova scoperta alla tradizione della ficologia asiatica, trasformando una classificazione tassonomica in un omaggio vivente a figure come Khanjanapaj Lewmanomont e Gregorio T. Velasquez.

La particolarità di queste alghe brune risiede nella fucoxantina, un pigmento accessorio che maschera il verde della clorofilla e permette loro di catturare la luce anche nelle profondità meno trasparenti. Oltre alle quattro specie inedite, la ricerca ha individuato per la prima volta in queste acque altre tre varietà già note altrove, ridisegnando la mappa della vita marina vicino alle coste thailandesi.

Il lavoro di Klomjit dimostra che la conoscenza del mare non è mai completa. In un tratto di costa considerato ordinario, il movimento paziente di una mano che raccoglie un campione d'alga ha rivelato un ecosistema più complesso e stratificato di quanto i modelli precedenti osassero ipotizzare.