Il pandano non è quello delle stuoie da pavimento. Per l''ie toga serve il lau'ie, una varietà a foglia piccola, coltivata a parte. Le foglie vengono private della faccia opaca, messe a bagno, bollite, sbiancate al sole e nell'acqua di mare per giorni, infine divise in strisce sottilissime. La finezza si misura in larghezza: più stretto è il filo, più alto è il grado della stuoia. Nell''ie sae, il tipo più lavorato, resta soltanto la superficie interna lucida della foglia.
Una stuoia così non si posa mai sul pavimento di una fale. Non è arredo: è ricchezza. Passa da una famiglia all'altra nei matrimoni, nei funerali, nel conferimento dei titoli di capo, nelle cerimonie di scusa chiamate ifoga. Il suo valore sta nelle ore che contiene — mesi, a volte anni — e nella catena di persone che hanno insegnato a farla.
Nei villaggi la trasmissione avviene nei fale lalaga, i circoli di tessitura tenuti dai Comitati delle donne. Lì le anziane non insegnano solo la tecnica: spiegano i protocolli, il significato di ciascun disegno, il momento in cui una stuoia può essere donata. È una scuola senza registri, e dipende interamente da chi si siede ad ascoltare.
Tautala dice che molti giovani non hanno più interesse a imparare. Lo dice mentre lavora, senza alzare la voce, accanto ai banchi dove il gruppo espone 'ie tasi, ventagli ili e siapo, la stoffa di corteccia battuta.
Il sapere passa di mano in mano, e la mano che riceve deve esserci.
Fuori dal padiglione, il festival ha appena cambiato nome. Per trentacinque anni si è chiamato Teuila, come il fiore nazionale; a luglio il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo nome, Measina, che significa tesori. Le regate dei fautasi, gli sport tradizionali e la gara culturale delle scuole sono rimasti. Il tesoro che dà il nome alla settimana, però, è quello che si costruisce a un millimetro per volta, e che nel 2019 l'UNESCO ha iscritto nella lista del patrimonio culturale immateriale dell'umanità.