Da quel giorno Tompoy ha cominciato a bussare alle porte dei vicini. Non chiedeva di smantellare le recinzioni: chiedeva di staccare i due o tre fili più bassi, quelli che sfiorano il terreno. Un varco sufficiente al passaggio di un animale che si muove di notte, rasoterra, e ancora troppo stretto per un leone in cerca di bestiame.
La risposta è arrivata lentamente, poi in modo compatto. Naisenya Rakita ha disattivato i propri fili. Ben Sulel, segretario della conservancy, ha fatto lo stesso. Oggi 134 dei 268 chilometri di recinzione elettrica che attraversano l'habitat sono stati neutralizzati in questo modo, volontariamente, senza alcun obbligo di legge.
La spinta a recintare era arrivata prima: la suddivisione dei ranch collettivi in parcelle private, la conversione del bosco in campi di mais e blocchi di pascolo. In vent'anni l'80% della foresta di Nyekweri è stato disboscato. Ciò che restava per i pangolini era un mosaico di frammenti, e tra un frammento e l'altro correva il filo.
Una delle morti ha un nome. Naserian, femmina seguita per anni con un tracciatore GPS, è stata ritrovata folgorata sotto una recinzione per il bestiame. È la quindicesima vittima registrata dal 2022, e la quattordicesima uccisa dalla corrente.
Restano sette esemplari con il trasmettitore. Michael Koskei, responsabile del monitoraggio per The Pangolin Project, incrocia le loro posizioni con le mappe digitali delle recinzioni sulla piattaforma EarthRanger: quando un animale si avvicina a un cavo ancora sotto tensione, i ranger ricevono l'avviso. È un lavoro di sorveglianza continua su una specie che per decenni si era creduta scomparsa dal Kenya, finché nel 2018 le fototrappole del Trans Mara non ne hanno provato la sopravvivenza.
La persuasione, intanto, procede con argomenti pratici. L'agricoltore Ole Manguyo, a lungo indifferente alla sorte di quegli animali, oggi ripete a chi gli chiede il motivo del suo cambiamento che un singolo pangolino divora fino a 70 milioni di insetti in un anno. Oltre 6.000 ettari di terra privata sono ora vincolati da accordi di conservazione, alcuni dei quali prevedono il ripristino del 90% dell'habitat nell'arco di quindici anni.
Il pangolino gigante è la più grande delle otto specie: un metro e quaranta dal muso alla punta della coda, fino a trentatré chili. Non ha denti. Ingoia pietrisco che macina le formiche nello stomaco, e la sua lingua è ancorata non alla bocca ma in fondo alla cassa toracica. Contro il filo elettrico, nessuna di queste difese serve. Serve soltanto che qualcuno, di sera, decida di staccare i due fili in basso.