Sono venute dal Benin, dal Burkina Faso, dalla Costa d'Avorio, dal Ghana, dal Gambia, dalla Guinea-Bissau, dalla Guinea, dal Mali, dal Togo e dal Senegal. Il tema di quest'anno è l'allevamento avicolo. Le edizioni precedenti avevano affrontato la rigenerazione dei suoli e la produzione di biofertilizzanti, poi la selezione di sementi orticole, poi i bioprotettori: ogni settembre una tecnica diversa, insegnata da chi la pratica.

Sonko è nata all'inizio degli anni Settanta a Bandjikaky, di etnia diola. Eletta presidente distrettuale del gruppo di promozione femminile di Niaguis nel 1999, tesoriera generale dell'associazione dei giovani agricoltori della Casamance due anni dopo, è rimasta vedova alla fine degli anni Novanta con cinque figli. Oggi il movimento che coordina, Nous Sommes la Solution, riunisce circa ottocento associazioni di donne rurali; la sezione togolese è nata lo scorso luglio. La sovranità alimentare, dice, è a portata di mano, ma bisogna osare cambiare e impegnarsi davvero nell'agroecologia.

Il nome completo del centro, Karonghen Wati Naaning, significa in diola «rivitalizzazione delle pratiche endogene». La recinzione montata nel 2015 è ormai rotta, i cancelli mancano, eppure lì dentro si fa agricoltura, allevamento, piscicoltura, apicoltura, trasformazione alimentare, e si producono sementi biologiche e biofertilizzanti. I corsi sono aperti anche a ricercatori e studenti, non solo alle aderenti.

All'apertura ha presieduto Idy Gomel Bâ, vice sottoprefetto di Niaguis. Accanto a lui Alassane Ndiaye, capo villaggio e presidente dell'associazione dei capi villaggio: la presenza dell'autorità tradizionale accanto a quella amministrativa, in una regione dove le due raramente si contendono il terreno delle donne che coltivano.