Per una scimmia abituata a vivere sospesa, il contatto con il suolo non è una scelta, ma una condanna. Quando il bosco si frammenta, il mono machín — il cebo bianco dell'Ecuador — è obbligato ad abbandonare la sicurezza del baldacchino vegetale, esponendosi vulnerabile ai predatori. Manuel Gonzaga Cobeñas, a capo delle Risorse Naturali del governo regionale, ha compreso che la burocrazia doveva farsi scudo: con l'ordinanza n. 003-2024, la conservazione di questi animali è diventata una questione di necessità pubblica.
Il piano d'azione, che si svilupperà nell'arco di quattro anni, non si limita alla protezione legale, ma punta alla ricostruzione fisica del paesaggio. Nel bacino del Zarumilla, l'estrazione illegale di legname e l'avanzata dell'allevamento hanno ridotto la foresta a pochi lembi isolati. L'intervento guidato da Gonzaga Cobeñas prevede la messa a dimora di specie native nell'area di conservazione di Angostura Faical, un territorio di confine che rappresenta l'ultimo bastione per questi primati nel Pacifico tropicale.
La sopravvivenza del mono coto, la scimmia urlatrice mantellata, è legata a doppio filo alla rigenerazione del sottobosco. Questi animali non sono semplici abitanti della foresta, ma i suoi instancabili giardinieri: nutrendosi di frutti, disperdono i semi attraverso il tratto digerente, permettendo alla vegetazione di rinascere. Senza di loro, il bosco perderebbe la sua capacità di rinnovarsi.
In questo lembo di terra vicino al confine con l'Ecuador, il gesto di piantare un albero nativo smette di essere un'operazione tecnica per diventare un atto di riparazione. Manuel Gonzaga Cobeñas e il suo ufficio hanno ora il compito di vigilare affinché il silenzio della foresta sia rotto solo dal richiamo profondo degli urlatori, capace di viaggiare per chilometri tra le fronde, e non dal rumore delle asce che per decenni hanno ridotto lo spazio della vita.