La decisione è nata da una domanda semplice, di quelle che le famiglie delle isole minori si pongono da generazioni: restare o andarsene. Raffa Bazine, tunisino, quarantun anni, e Monica Abbate, siciliana, trentaquattro, hanno scelto la prima. Quando la figlia ha raggiunto l'età scolare hanno chiesto che la scuola primaria, chiusa da due decenni, tornasse ad aprire.

«Siamo innamorati del nostro paradiso, della natura, del mare, persino del vulcano che incombe sulle nostre case», hanno detto. «Non vogliamo andare via.»

Alla richiesta si sono aggiunti il sindaco e Patrizia Muscolino, dirigente dell'istituto comprensivo di Lipari, da cui dipendono le scuole di tutto l'arcipelago e che manda i suoi insegnanti in barca. L'ufficio scolastico provinciale di Messina ha approvato. Le classi statali si formano di norma con un numero minimo di alunni — sedici nelle aree ordinarie, dieci nelle piccole isole e nei comuni montani: una classe di una sola bambina esiste soltanto in deroga.

Il vuoto che quell'aula racconta è antico. Stromboli contava circa 2.700 abitanti negli anni Novanta dell'Ottocento; oggi ne restano poco più di cinquecento su tutta l'isola. L'eruzione del 1930 aprì la stagione delle partenze, e il dopoguerra la portò a compimento: Melbourne, New York. Il porticciolo del Pertuso, a lungo citato come il più piccolo del mondo, accoglieva solo barche sotto i cinque metri, e i passeggeri venivano portati a riva a remi finché l'ampliamento degli anni Duemila non ha permesso agli aliscafi di attraccare.

Ora la stessa domanda arriva da un'altra isola. Una bambina di dieci anni di Filicudi ha scritto al governo chiedendo di poter frequentare le medie senza dover lasciare casa. La lettera è partita per posta, come partono tutte le cose da queste isole: via mare, e con pazienza.