Hoa prepara ogni lezione da solo. Non distribuisce manuali né esercizi copiati: costruisce i suoi materiali sessione per sessione, e insiste su un punto che in Vietnam raramente viene messo al centro — il riflesso della conversazione. Non la regola grammaticale recitata a memoria, ma la capacità di rispondere, di chiedere, di sbagliare e riprovare. I suoi studenti devono parlare.
Le lezioni sono cominciate nel 2018 e non si sono più interrotte. Hoa non accetta pagamenti e incastra gli orari nella sua vita da pensionato. Chi arriva non deve iscriversi, non deve dimostrare nulla, non deve avere un'età giusta.
Il contesto attorno a quell'aula è in movimento da anni. Il nome Bat Bat era sparito dalle carte del Vietnam nel 1968, quando tre distretti vennero fusi in uno solo, e vi è tornato soltanto il 1° luglio 2025, con la riforma che ha abolito il livello distrettuale e ridisegnato i confini comunali di tutto il paese. Cinquantasette anni di assenza, e poi di nuovo un nome sulla mappa.
Nello stesso periodo l'inglese è diventato materia facoltativa all'esame di maturità: i candidati sono crollati a circa 353.000, e più di un terzo è rimasto sotto la sufficienza. Mentre il sistema riduce l'obbligo, un uomo in un comune di quarantamila abitanti apre la porta e continua a spiegare la differenza fra un suono e l'altro.
Non chiede nulla a chi entra: né denaro, né titoli, né un'età giusta per ricominciare.
La sua storia è stata raccontata a settembre 2026 dal quotidiano Bao Nghe An, nella rubrica Viec Tu Te — «Buone azioni» — dedicata agli insegnanti silenziosi di Hanoi. Hoa vi compare per ciò che ha fatto delle ore libere di una pensione: una scuola aperta.