La lontra gigante è un animale di una socialità quasi tragica. Storicamente, la sua abitudine di non abbandonare mai un compagno ferito e di affrontare l'intruso con grida coraggiose la rendeva un bersaglio fin troppo facile per i cacciatori di pelli. Entro il 1986, gli ultimi gruppi familiari erano svaniti dai fiumi argentini, lasciando un vuoto nel vertice della piramide alimentare acquatica. Per anni, l'idea di vederle nuotare di nuovo tra i giunchi è rimasta un desiderio confinato nei verbali accademici.
Il lavoro di Di Martino, direttore della conservazione di Rewilding Argentina, ha richiesto una pazienza diplomatica pari a quella scientifica. Poiché non esistevano più esemplari locali, è stato necessario tessere una rete tra gli zoo di Budapest, Halle, Eskilstuna e Los Angeles. Quattro individui fondatori hanno attraversato l'oceano per tornare in una terra che i loro antenati non avevano mai lasciato volontariamente.
Ogni lontra porta sul collo una macchia di colore crema, un disegno irregolare e unico che funge da impronta digitale. È attraverso questo dettaglio che i ricercatori identificano gli esemplari mentre scivolano fuori dai recinti di pre-rilascio costruiti direttamente sull'acqua. Questi recinti sono stati il primo palcoscenico di una nuova vita, dove gli animali hanno imparato a cacciare prede autoctone e a riconoscere le correnti dell'Iberá dopo una vita trascorsa in cattività.
Il ritorno di questo predatore non è un semplice atto di nostalgia. Regolando le popolazioni di pesci e interagendo con la fitta vegetazione ripariale, la lontra gigante agisce come un architetto invisibile dell'ecosistema. Il successo ottenuto nel 2026 ha spinto le autorità del parco nazionale e il governo di Corrientes a pianificare l'espansione del programma verso altre aree protette, segnando un precedente per il ripristino ecologico su scala continentale.