Per il popolo Bahnar, il broccato non è un semplice tessuto, ma una scrittura visiva. Y Yin, una delle rare maestre capaci di narrare le antiche leggende attraverso la trama, intreccia storie che celebrano la vita quotidiana e la cosmogonia del suo popolo. Ogni motivo geometrico che appare sulla stoffa scura — chicchi di riso, piante, animali — viene calcolato a memoria, contando i fili dell'ordito uno a uno, come se le dita avessero una propria coscienza matematica indipendente dagli occhi.

La creazione di questi abiti inizia molto prima del telaio. Il cotone, coltivato localmente, viene filato e poi immerso in tinture ricavate dalla terra e dal bosco. Il nero profondo del fondo, che serve da tela per i colori più vivaci, si ottiene immergendo le fibre in un amalgama di fango e foglie specifiche della foresta, mentre i rossi e i bianchi emergono da radici pestate e cortecce, mantenendo la ruvidità naturale della materia grezza.

Oggi questa sapienza rischia di restare chiusa nei ricordi degli anziani. Per questo Y Yin ha aperto la sua casa ai ragazzi della comunità, cercando di invertire la tendenza di una generazione che guarda altrove. Insegnare a un giovane a tendere il filo significa, per lei, garantirgli un posto all'interno del Rong, la maestosa casa comune del villaggio, dove questi abiti sono obbligatori per partecipare ai riti agricoli e alle cerimonie della vita.

Mentre la stagione secca volge al termine e il raccolto del riso si conclude, il numero dei telai attivi nei villaggi torna a crescere. Non è solo una questione di artigianato, ma di resistenza culturale: finché una giovane donna siederà sul pavimento per imparare da Y Yin come estrarre il colore dalle radici, l'anima dei Bahnar continuerà a respirare attraverso la stoffa.