Bussò alla porta del vicino di casa. Nesad Causevic, specialista in ingegneria delle carrozzine, sapeva dove finiscono le sedie a rotelle quando chi le usava non ne ha più bisogno: nei magazzini, nei ripostigli, nei depositi britannici. In Ghana, ad aspettarle, c'era Alhaji Meffle, ex direttore regionale della NITA per la Central Region, che dal primo giorno presiede l'iniziativa e non ha mai smesso.

Il primo carico contava tredici carrozzine e cento ruote di ricambio. Quel rapporto — poche sedie, molti pezzi di scambio — dice tutto di come funziona la cosa: su strade non asfaltate copertoni e camere d'aria si consumano in fretta, e una sedia senza ricambi dura una stagione. Ogni telaio, inoltre, va rimisurato sulla persona che lo userà: larghezza della seduta, altezza delle pedane, cuscino.

La parte più rivelatrice della consegna recente non sono le carrozzine, ma i materassi e i chopbox: i bauli richiudibili in metallo o legno dove gli studenti dei collegi ghanesi custodiscono le provviste in dormitorio. Cape Coast è città di scuole con convitto — Mfantsipim, fondata nel 1876, è la più antica del paese — e dal 2017 lo Stato copre rette e vitto. Resta però la lista degli effetti personali, a carico delle famiglie, e resta il motivo per cui alcuni ragazzi rimandano l'iscrizione o rinunciano.

Un baule e un materasso non sono un dispositivo medico. Sono la condizione perché un ragazzo con disabilità possa dormire lontano da casa senza sentirsi in prestito.

Maame Samma Peprah, amministratrice delegata dell'Office of the Registrar of Companies, ha affiancato il padre nel portare avanti l'iniziativa. «Si tratta di dignità, di indipendenza», ha detto, «e di garantire che le persone con disabilità abbiano la possibilità di partecipare pienamente alla società.»

Il parco dove tutto è cominciato porta ancora il nome della regina Vittoria e si trova a pochi passi dal castello sulla costa. Da lì partivano, per secoli, altri carichi in direzione opposta. Oggi i container arrivano via mare al porto di Tema, e ogni anno qualcuno li apre.

L'Organizzazione mondiale della sanità stima che nei contesti con poche risorse solo tra il 5 e il 15 per cento di chi ha bisogno di una carrozzina ne possieda una adatta.