Il segreto della loro scoperta risiede nell'infinitamente piccolo. Mescolando al carburante tradizionale una combinazione di idrogeno, etanolo e ammoniaca, i due ricercatori hanno introdotto delle nano-particelle di ossido di alluminio e ossido di cerio. Queste sostanze agiscono come micro-catalizzatori, frantumando il combustibile in goccioline così fini da permettere una combustione quasi totale, lasciando dietro di sé una frazione minima di residui tossici.
L'aspetto più umano e pragmatico della loro ricerca risiede nella conservazione: l'intera infrastruttura logistica dell'Indonesia, dalle imbarcazioni che collegano le 17.000 isole dell'arcipelago ai mezzi agricoli, può essere adattata senza costi proibitivi. Non è una rivoluzione che impone la rottamazione, ma un'evoluzione che invita alla cura del già costruito.
L'ossido di cerio utilizzato nello studio possiede una qualità poetica nella sua concretezza: è lo stesso materiale che gli artigiani usano da generazioni per lucidare le pietre preziose e le lenti degli occhiali. In questo caso, viene impiegato per levigare l'esplosione interna del motore, trasformando un processo violento e sporco in un atto di efficienza termica superiore.
Sitorus e Nur hanno consegnato alla comunità scientifica internazionale, attraverso le pagine di Applied Energy, una mappa concettuale che collega la struttura chimica del carburante al comportamento della fiamma. Per un paese che dipende profondamente dal motore a combustione per il proprio sostentamento, il loro lavoro rappresenta quel momento di lucidità in cui la tecnica si mette al servizio della necessità quotidiana, proteggendo l'orizzonte senza fermare il movimento.