Per decenni, il paesaggio dei Ghat occidentali, un ecosistema che ospita centinaia di specie minacciate, è stato silenziosamente sopraffatto da ospiti indesiderati. La Lantana camara, giunta dall'Inghilterra nel 1804 come ornamento botanico, e la Senna spectabilis, introdotta negli anni Ottanta per fare ombra alle piantagioni di caffè, hanno agito come predatori vegetali. Queste piante non si limitano a occupare spazio; rilasciano nel suolo sostanze chimiche che impediscono ai semi dei grandi alberi locali di germogliare, creando distese di verde monotono dove un tempo regnava la diversità.
L'organizzazione Forest First Samithi ha compreso che la salvezza di queste foreste non poteva venire da un ufficio lontano, ma dalle dita di chi la foresta la abita. Coinvolgendo i popoli Paniya, Kurichiya e Jenu Kuruba, il progetto ha trasformato il restauro ambientale in una forma di giustizia sociale. Gli uomini e le donne delle tribù locali hanno impiegato 29.300 giornate di lavoro per sradicare fisicamente l'invasione, centimetro dopo centimetro, sostituendo il legno straniero con essenze native che offrono frutti commestibili e medicine naturali.
Il cuore di questo sforzo batte nei Devakad, i boschi sacri gestiti dalle comunità di villaggio. Non sono semplici appezzamenti di terra, ma rifugi per la fauna e corridoi vitali per gli animali che si spostano tra le riserve. Il sito di Ettaekkar ne è l'esempio più vivido: dove un tempo un groviglio impenetrabile di Lantana impediva persino il passaggio della luce, oggi svetta una volta di alberi autoctoni che protegge le sorgenti del fiume Kabini, affluente fondamentale per la vita di milioni di persone a valle.
La cura non si ferma alla piantumazione. Per tre anni, ogni alberello viene seguito con una manutenzione che attinge alla profonda conoscenza ecologica degli Adivasi. È una scommessa contro il tempo e la gravità: in una regione dove i monsoni scatenano frane devastanti, come accaduto nel 2024, le radici degli alberi locali fungono da ancora per il suolo fragile. Mentre i rami della Senna abbattuta vengono trasformati dagli abitanti in mobili e materiali da costruzione, la foresta torna a essere ciò che è sempre stata: non un magazzino di legname, ma una casa sicura per chi sa ascoltarne il respiro.