L'immagine che appare sotto l'obiettivo del microscopio nel laboratorio dell'Istituto di Investigazioni Marine e Costiere non appartiene alla fredda geometria della saggistica: l'escòlice del parassita, la sua testa, è un minuscolo quadrifoglio di tessuto vivente. Per Irigoitía, quella forma ha subito richiamato un’idea di fortuna, spingendolo a cercare un nome che potesse legare la scoperta alla terra che lo ospita. È nata così l'Acanthobothrium goleketen, una creatura che vive esclusivamente all'interno del "melgacho", un pesce chitarra oggi in pericolo di estinzione.

La scelta del termine goleketen, che nella lingua indigena della Patagonia significa "buona fortuna", non è stata un atto casuale. Con l'aiuto della linguista Ana Fernández Garay, il team di ricerca ha voluto tessere un filo tra la biologia e la memoria di un popolo. Il Tehuelche è considerato funzionalmente estinto dal 2019, anno della scomparsa di Dora Manchado, l'ultima donna capace di parlarlo correntemente. Nominare una nuova specie con quel suono significa impedire che il silenzio avvolga definitivamente una cultura.

Il riconoscimento del World Register of Marine Species, che ha inserito questa scoperta tra le dieci più emblematiche del 2025, giunge in un momento di estrema fragilità per la scienza argentina. Nonostante le pesanti restrizioni di bilancio che gravano sul CONICET, i ricercatori continuano a catalogare la vita che abita le valvole spirali dei pesci, convinti che la protezione di un ecosistema inizi inevitabilmente dalla sua conoscenza più intima.

In questo piccolo organismo parassita, che si aggrappa alla vita nel corpo di una razza minacciata, rivive la dignità di una lingua che sembrava perduta. La scienza, nel suo rigore millimetrico fatto di analisi genetiche e sezioni istologiche, si è fatta custode di una parola, trasformando un atto di classificazione in un estremo gesto di cura verso la storia umana.