Il progetto, nato sotto la spinta di Chakib Benmoussa, ha affrontato la realtà geografica del Regno con precisione metodica. Nei cosiddetti douars, i villaggi isolati dove la popolazione vive sparsa tra le valli, circa 4.000 scuole satellite sono state collegate per la prima volta alla rete idrica o dotate di cisterne. È il suono dell'acqua che scorre nei tubi a raccontare, meglio di ogni statistica, il passaggio da una struttura di fortuna a un luogo di civiltà.

Parallelamente alla ricostruzione fisica, si è lavorato sull'inclusione. Oltre 5.100 scuole sono state modificate per accogliere studenti con disabilità, eliminando barriere che per decenni avevano reso l'istruzione pubblica un percorso a ostacoli. Non si è trattato solo di aggiungere rampe, ma di riconoscere il diritto di ogni bambino a occupare il proprio posto nel mondo, partendo dal banco di scuola.

Dalle macerie alla nuova pedagogia

L'impegno del governo ha dovuto misurarsi anche con l'imprevisto della natura. Dopo il terremoto di Al Haouz, che aveva danneggiato oltre mille edifici scolastici, la ricostruzione è stata integrata nel piano nazionale, accelerando la sostituzione di 4.851 aule prefabbricate con costruzioni solide in muratura. È un'architettura della permanenza che vuole dare stabilità a una generazione che ha conosciuto la fragilità della terra.

Oltre le mura, la riforma ha toccato il cuore dell'insegnamento. Con l'iniziativa delle Ecoles Pionnières, il Marocco ha adottato metodi pedagogici mirati al recupero delle competenze fondamentali in lettura e matematica, ispirandosi a modelli di successo internazionale. La scuola cessa di essere un semplice edificio per diventare un laboratorio di futuro, sostenuto da accordi internazionali come quello siglato con l'Agenzia Francese per lo Sviluppo per 134,7 milioni di euro.

L'obiettivo è ridurre di un terzo l'abbandono scolastico entro il 2026, trasformando ogni aula in un luogo dove restare sia un desiderio e non solo un dovere.

In questo vasto cantiere che attraversa il Paese, la vera vittoria non risiede nei numeri dei bilanci, ma nel gesto quotidiano di un maestro che accende il riscaldamento o di un alunno che può lavarsi le mani nel cortile della sua scuola. È in questi dettagli che si misura la reale statura di una nazione: nella cura che dedica ai suoi figli più lontani.