Il Crocodylus intermedius vive soltanto nel bacino dell'Orinoco, diviso tra Colombia e Venezuela, e in nessun altro luogo della Terra. Le valutazioni dell'IUCN stimano che restino meno di 250 esemplari adulti in natura, contando entrambi i paesi. Il crollo ha una data e un mestiere: tra gli anni Trenta e Sessanta i cacciatori lavoravano di notte sui banchi di sabbia esposti, e il commercio di pelli fece il resto. La Colombia vietò la caccia nel 1968, il Venezuela nel 1972, ma la popolazione non si è mai ripresa da sola.

A Wisirare, Alejandro Olaya, direttore della fondazione, e Rafael Antelo, direttore scientifico, portano avanti dal 2015 un programma di riproduzione in cattività. Quell'anno la Colombia realizzò la sua prima liberazione della specie, voluta dal fondatore Jorge Londoño. Da allora sono nati in cattività più di 400 coccodrilli e 287 sono tornati nei fiumi; altri 85 giovani hanno già raggiunto la taglia utile per essere liberati.

La taglia non è un dettaglio burocratico. I giovani restano nei recinti finché non superano il metro — di norma tra i dodici e i ventiquattro mesi — cioè la misura oltre la quale aironi, caimani e maiali inselvatichiti non riescono più a prenderli. Superata quella soglia, restano le reti da pesca e i pescatori che vedono in loro un concorrente: sono le due cause di morte più registrate nel monitoraggio successivo alle liberazioni, da entrambi i lati del confine.

Le liberazioni erano ferme dal 2024 per una disputa fra istituzioni sull'assegnazione dei nuovi siti di reintroduzione. Nel frattempo, secondo quanto riportato in precedenza, quasi 200 coccodrilli del centro non ricevettero cibo adeguato. La ripresa è arrivata alla presenza del ministro dell'Ambiente Fabio Arjona Hincapié, insieme a rappresentanti dell'Istituto Humboldt, dell'Università Nazionale, del WWF, della Wildlife Conservation Society e di The Nature Conservancy.

Non è un fatto circostanziale, ma il risultato di molti anni di lavoro della Fondazione Palmarito.

Orocué sta sul Meta, il fiume che separa il Casanare dal Vichada, circa duecento chilometri a est di Villavicencio. Intorno si estende la terra degli allevamenti dei llanos, dove la piena stagionale crea le zone umide che la specie frequenta nei mesi di pioggia e poi si ritira, lasciandola nelle lagune permanenti. È lì che i diciassette dovranno ora sopravvivere e, un giorno, riprodursi senza che nessuno li assista.