Il progetto, iniziato nel 2017, ha richiesto la pazienza minuziosa di chi ricostruisce un mosaico partendo da frammenti dispersi. Per decenni, la lontra gigante era stata solo un ricordo sbiadito nelle cronache naturali dell'Argentina, cancellata dalla caccia per la sua pelliccia e dalla pressione umana. L'ultimo avvistamento risaliva al 1986. Il ritorno di questo animale, che può raggiungere 1,8 metri di lunghezza, non è solo il ripristino di una specie, ma il recupero del predatore alfa necessario a regolare l'equilibrio biologico delle zone umide.
Insieme a Nima, il maschio Coco, arrivato dalla Danimarca, ha formato il nucleo di questa nuova dinastia selvatica. Il successo dell'operazione si è manifestato nel novembre scorso, con la nascita di Pirú e Kyra. I due cuccioli, nati nel cuore dell'Iberá, non hanno mai conosciuto le pareti di una gabbia; sono i primi della loro specie a crescere liberi in queste acque dopo generazioni di assenza.
La dottoressa Eva Martínez, veterinaria che ha seguito Nima fin dai suoi giorni a Madrid, aveva notato un tratto fondamentale nel carattere dell'animale: una naturale timidezza verso l'uomo. Questa ritrosia, che in uno zoo potrebbe apparire come un limite, è diventata la sua più grande risorsa per la sopravvivenza. Prima del rilascio definitivo, la famiglia è stata addestrata a cacciare prede vive, risvegliando istinti che anni di alimentazione controllata avevano solo assopito.
Mentre i quattro esemplari si allontanano tra le ninfee, portano con sé un segno distintivo unico: una macchia irregolare di colore crema sulla gola, singolare per ogni individuo come un'impronta digitale umana. È attraverso queste macchie che i biologi continueranno a riconoscerli, osservando da lontano come la vita selvatica riprenda possesso del proprio regno, un colpo di coda alla volta.