La consegna, annunciata dall'assessora al Patrimonio Ana Pellicer, comprende più di trecento strumenti della falegnameria artigianale e del mestiere del calafato, oltre 150 fotografie degli anni Cinquanta e Sessanta, una dozzina di canne da pesca fatte a mano, la grancassa del complesso musicale Grupo Iris e una raccolta di fossili trovati a Benidorm e nella Marina Baixa. Pellicer l'ha descritta come «un insieme di materiali etnologici, paleontologici e fotografici di grande interesse, legati alla storia, alle tradizioni e alla memoria collettiva» del territorio. Non è la prima volta: la famiglia Climent aveva già donato altro in passato.

Il calafato lavorava con una tecnica precisa e faticosa. Batteva la stoppa — fibra vegetale ritorta — dentro le fessure fra le assi dello scafo, servendosi di un mazzuolo e di una serie graduata di ferri, fino a otto o nove larghezze diverse in un corredo completo, e chiudeva poi la commettitura con pece o mastice. Serie paragonabili sopravvivono nei musei marittimi spagnoli, come la collezione Antoni Munar Colom al Museo Marittimo di Maiorca. A Benidorm, invece, quel sapere è uscito di scena senza clamore.

Uscì di scena insieme al mare che lo sosteneva. Nel 1952 l'almadraba, la tonnara fissa attorno a cui ruotava l'economia del paese, chiuse perché le catture non bastavano più. Quattro anni dopo il sindaco Pedro Zaragoza Orts fece approvare il Piano Generale di Urbanizzazione che riclassificava il fronte mare per il turismo. Il censimento del 1950 contava 2.726 abitanti, e fra loro 118 capitani e piloti della marina mercantile: un paese piccolo con una tradizione di navigazione d'altura sproporzionata alle sue dimensioni. Oggi i residenti registrati sono oltre settantasettemila.

I fossili raccolti da Climent provengono da terreni oggi compresi nel Parco Naturale della Serra Gelada, un blocco cretacico di marne rosse e calcari bianchi che porta tracce fossili lungo tutta la colonna stratigrafica, e sulle cui falesie restano dune fossili sospese di circa centomila anni fa. Nelle stesse settimane, un'altra famiglia del paese, i Lloret Pérez, ha portato all'archivio un fondo proprio: fra le altre cose, un filmato del 1961 che riprende lo spostamento della croce sulla Serra Gelada.

L'archivio è aperto al pubblico dal lunedì al venerdì, dalle nove alle due. Chi entrerà a cercare i verbali digitalizzati del Consiglio troverà, negli stessi locali, i ferri con cui si chiudevano le barche di legno di una città che il legno l'ha dimenticato.