Per il popolo Cucapá, il cui nome significa "la gente del fiume", l'inaridimento del delta del Colorado non era stato soltanto un disastro ecologico, ma una mutilazione dell'identità. Con la scomparsa dell'acqua, era svanita la pesca e, con essa, la possibilità di abitare la propria terra. Oggi, la riabilitazione di oltre 500 ettari operata dall'Alianza Revive el Río Colorado ha permesso di deviare piccoli flussi d'acqua attraverso un sistema di canali lungo 14 chilometri, rianimando il suolo e la memoria di chi lo abita.
Il progetto apistico, avviato nell'ejido Pozas de Arvizu, è stato battezzato Quaz miñey, che nella lingua ancestrale significa semplicemente "qualcosa di dolce". Sette arnie sono diventate l'avamposto di questa rinascita, alimentate dalle fioriture invernali degli álamos che ora svettano in una zona che contava un tempo solo terra crepata dal sale.
Mentre Ángel si prende cura delle api, la sua collega Amelia Chan Díaz accompagna i bambini della comunità tra i boschi ripariali di nuova formazione. Insegnando loro i nomi delle piante native in lingua Cucapá, Amelia cerca di fermare l'erosione di un idioma che conta ormai meno di duecento parlanti fluidi, quasi tutti di età superiore ai quarant'anni. La parola e l'albero crescono insieme: senza il ritorno dell'ombra e dell'umidità, anche i termini per descriverle rischiavano di appassire.
La fauna ha risposto con la stessa sollecitudine degli uomini. Tra i salici e i mesquite hanno ripreso a muoversi linci, coyote e castori, mentre il cielo sopra il delta è tornato a essere una rotta frequentata da centinaia di specie di uccelli migratori. Per Ángel e i suoi compagni, la produzione di quel miele denso e chiaro non è una questione di commercio, ma la prova tangibile che la terra ha ricominciato a nutrire i suoi figli.