Fino a poco tempo fa, il terreno scosceso intorno al bacino del lago Tana perdeva ogni anno tonnellate di suolo fertile, trascinate via verso il Nilo Azzurro. Nel 2022, la comunità locale ha deciso di intervenire con un'opera di precisione contadina. Hanno scavato 20 chilometri di terrazzamenti per rallentare la corsa dell'acqua e hanno messo a dimora oltre 187.000 piantine di alberi e graminacee, affidando alle radici il compito di ancorare la terra.
L'azione più faticosa è stata il silenzio imposto ai pascoli: oltre 200 ettari di terra sono stati sottratti al bestiame e alle coltivazioni per permettere alla natura di rigenerarsi. In questa pausa, la terra ha ripreso a respirare, permettendo all'acqua piovana di scendere in profondità invece di scivolare via sulla superficie indurita.
La riuscita del progetto è nata da un incontro inedito tra persone che abitavano lo stesso luogo senza parlarsi. I comitati per la gestione del territorio e quelli per l'acqua e l'igiene hanno unito le forze, allineando il ripristino dei suoli alla gestione dei pozzi. Hanno costruito 28 briglie di pietra e cemento per intrappolare il sedimento e forzare l'acqua a nutrire il sottosuolo.
Oggi, nel giardino della sua casa, la giovane Yezina Alemneh coltiva grano e verdure in mesi che un tempo avrebbero conosciuto solo polvere e siccità. È un mutamento che Molla Arega descrive con la calma di chi ha visto un miracolo compiersi attraverso il lavoro delle mani: l'acqua, che per tutta la sua vita era stata un ospite fugace, ha finalmente deciso di restare.