Per oltre un decennio, tra il 2012 e il 2023, Cisneros e la sua squadra hanno setacciato le terre aride tra il Piauí e il Maranhão, raccogliendo frammenti di un mondo scomparso nel bacino del Parnaíba. La creatura emersa dalla pietra, lunga circa due metri, appartiene alla stirpe dei bafetidi, un gruppo di antichi vertebrati a quattro zampe che fino a oggi si credeva confinato esclusivamente alle paludi carbonifere dell'emisfero settentrionale.

La vera particolarità risiede nei suoi denti conici: non puntano verso l'alto come in ogni altro anfibio conosciuto, ma sono rivolti lateralmente. Questa morfologia insolita ha portato i ricercatori a ipotizzare che l'animale non fosse un predatore, ma un pacifico brucatore di alghe o piante acquatiche, il primo del suo genere in un'era dominata da carnivori.

Il nome scientifico è un omaggio alla terra che lo ha custodito: Tanyka deriva dalla parola Guaraní tañykã, mandibola, mentre amnicola descrive in latino l'abitante dei fiumi. A differenza dei suoi parenti europei e nordamericani, che dipendevano da paludi perenni, il Tanyka viveva in un ambiente caldo e stagionalmente secco, dimostrando una resilienza che sfida le vecchie teorie sull'estinzione dei tetrapodi basali.

Oggi, gli oltre mille fossili raccolti riposano sotto la custodia della UFPI, testimoni di un'epoca in cui la vita tentava strade silenziose e impreviste tra i tronchi silicizzati di foreste ormai diventate pietra.