In questo angolo rurale, separato dal resto del paese dalle vette della Cordillera de Sama, l'istruzione per chi non può vedere o muoversi agevolmente è stata per lungo tempo una questione di buona volontà individuale. Gli insegnanti della scuola Bernardo Navajas Trigo 2 hanno però deciso di trasformare questa volontà in un sistema. Hanno introdotto tablet, mappe tattili e modelli realizzati in 3D, trasformando le aule in spazi dove il limite fisico non coincide più con il limite dell'apprendimento.

Il lavoro svolto non è passato inosservato. Esther Kuisch Laroche, direttrice dell'Ufficio Regionale UNESCO di Santiago, ha selezionato l'istituto boliviano tra 249 candidature provenienti da diciotto paesi. La scuola è ora una delle sei realtà d'eccellenza che guideranno il Primo Forum Regionale sull'Educazione Inclusiva, offrendo tutoraggio e condividendo metodi con istituzioni in Colombia, Argentina e Perù.

La sfida non è stata soltanto tecnica, ma umana. Oltre all'adozione delle tecnologie, la scuola ha coinvolto le famiglie in fiere educative, rendendo i genitori partecipi di un processo che spesso, nelle zone rurali, tende a rimanere confinato tra le mura domestiche. In un paese dove la Legge 070 impone l'integrazione fin dal 2010, il successo di Tarija risiede nell'aver trovato soluzioni locali a problemi che la burocrazia centrale fatica a raggiungere.

Persino l'aria sottile dei 1.854 metri di altitudine ha richiesto un adattamento: i docenti hanno imparato a calibrare i tempi di raffreddamento delle plastiche estruse per ottenere mappe precise. In quel gesto quotidiano di un insegnante che regola una macchina per permettere a un alunno di "leggere" una montagna, risiede la dignità di una scuola che si rifiuta di lasciare indietro chiunque.