A condurlo sono state le archeologhe Romina Canova e Stefania Chiavassa Arias, dell'Equipo de Arqueología de las Cumbres Calchaquíes del Sur (CONICET-UNC). Con loro lavoravano Osvaldo Díaz, della Direzione provinciale del patrimonio culturale, e i borsisti del CONICET Francisco Franco e Gonzalo Moyano. All'inizio si pensava a due persone. Le analisi di laboratorio ne hanno contate quattro: tre giovani uomini di circa vent'anni e un bambino piccolo, vissuti tra il 400 e il 900 d.C.

Non erano stati sepolti in fretta. Il luogo conservava le tracce di riunioni e di offerte di oltre mille anni fa: frammenti di ceramica decorata, una punta di freccia in quarzite, ossa di camelidi, forse guanachi o lama, e di uccelli.

Anfama è un piccolo abitato sul versante orientale delle Cumbres Calchaquíes, a circa 1.750 metri di quota, nella foresta montana delle Yungas. Nel 2016 nessun veicolo poteva raggiungerlo e dal paese più vicino servivano sette o otto ore di cammino. Da circa dieci anni l'équipe studia i villaggi contadini del primo millennio sparsi nel bacino: case rotonde di pietra con muri spessi due metri, attorno a un patio centrale, dove vivevano fino a venticinque persone e alcune rimasero abitate per sei o sette secoli. Sui terrazzamenti si coltivavano mais, fagioli e zucche.

La cerimonia si è svolta a El Duraznillo, poco più di un anno dopo la scoperta. L'ha guidata Santos Pastrana. Accanto a Cecilio Álvarez c'erano l'ex cacique Antonio Carranzano, i cacique Alejo Azar di Tafí del Valle e Alberto Antonio Romano di Mala Mala, e il delegato comunitario di Raco, Gerardo Alvi.

Le archeologhe hanno avvolto i resti di ciascuno in una coperta. Quattro fagotti, uno piccolo, sono stati deposti nella terra a pochi metri da dove erano rimasti per più di un millennio. Insieme a loro sono tornate nella terra le ceramiche recuperate durante lo scavo.

La storia di questa gente non è stata lieve. Secondo gli storici, la Seconda guerra calchaquí, tra il 1658 e il 1667, coinvolse anche gli abitanti di Tafí e di Anfama e accelerò la fine del loro modo di vivere preispanico. Oggi la comunità diaguita di Anfama ha personalità giuridica e fa parte dell'Unión de Pueblos Diaguitas de Tucumán. Dal 2001 la legge 25.517 riconosce ai popoli indigeni il diritto di reclamare i resti dei propri antenati conservati nei musei.

Qui nessuno ha dovuto reclamare nulla. Accanto ai cocci di mille anni fa, la comunità ha deposto le sue offerte nuove.