Il documento, frutto di una collaborazione tra sedici nazioni e la rete RIINEE, rivela una realtà di contrasti profondi. Sebbene il 99% degli studenti senza disabilità completi l'istruzione primaria, la percentuale scende al 76% per chi convive con una limitazione fisica o cognitiva. È nel passaggio alla scuola secondaria che l'ostacolo si fa più alto: qui, solo il 61% degli studenti con disabilità riesce a portare a termine il percorso, contro l'82% dei loro coetanei.
Ma oltre le cifre, Kuisch Laroche ha voluto evidenziare un movimento silenzioso e costante. Per la prima volta, i dati mostrano che il 4,5% degli studenti ha compiuto il passaggio dalle scuole speciali verso le classi comuni. È un gesto minimo ma decisivo: il rumore dei banchi che vengono trascinati in un'aula nuova, dove la diversità smette di essere un isolamento per diventare una convivenza quotidiana.
La vera trasformazione risiede nel metodo. Seguendo le linee guida del Washington Group on Disability Statistics, i governi hanno smesso di classificare i bambini in base a diagnosi mediche astratte, concentrandosi invece sulle necessità pedagogiche concrete. Non si guarda più a ciò che manca al bambino, ma a ciò che manca alla scuola: una rampa, un testo in Braille, una diversa strategia di insegnamento.
Rimuovere queste barriere, ha ricordato la direttrice dell'UNESCO, non è un atto di generosità, ma un obbligo che gli Stati assumono verso i propri cittadini. Il rapporto SIRIED diventa così lo strumento per chiedere conto di questo impegno, affinché la scuola smetta di essere un filtro che separa e torni a essere il luogo dove ogni essere umano, indipendentemente dalla propria condizione, può trovare il proprio posto nel mondo.