Il documentario si intitola The Stolen Laevans of Tuvalu: The Peruvian Slavery Nightmare ed è nato da una coproduzione tra l'Università delle Figi e il Kaupule, il consiglio eletto dell'isola, all'interno del corso di giornalismo e studi dei media dell'ateneo. La prima mondiale si è tenuta a Tuvalu all'inizio di agosto, durante il festival delle arti Fakaapo Tuvalu; a settembre il film arriva alle Figi, poi comincia il percorso nei festival internazionali.

La vicenda che racconta appartiene a una stagione breve e devastante. Tra il 1862 e il 1863 navi autorizzate da un decreto di Lima percorsero il Pacifico per reclutare manodopera destinata alle miniere di guano delle isole Chincha e alle piantagioni di cotone e canna da zucchero della costa peruviana. A Nukulaelae non ci fu violenza aperta, ma inganno: gli equipaggi, tra cui quello della Rosa y Carmen, sbarcarono presentandosi come legati all'attività missionaria e invitarono gli isolani a salire a bordo, dove furono rinchiusi sottocoperta. La vicina Funafuti subì la stessa sorte.

Quasi nessuno tornò. Nello stesso 1863 le autorità peruviane ordinarono il rimpatrio sotto pressione diplomatica, ma vaiolo e dissenteria uccisero gran parte dei deportati durante i viaggi di ritorno, e alcune navi portarono il contagio nelle isole dove sbarcarono i superstiti. Il guano che quegli uomini avevano scavato — escrementi di uccelli marini accumulati per secoli su isole senza pioggia, in strati profondi decine di metri, con una polvere che devastava i polmoni — finiva come fertilizzante in Europa e negli Stati Uniti.

Il film non si ferma al 1863. Segue le generazioni che hanno ricostruito la comunità e collega quella storia alle difficoltà odierne, prima fra tutte l'innalzamento del livello del mare: il punto più alto di Nukulaelae non arriva a cinque metri, e la media nazionale di Tuvalu si ferma intorno ai due.

La rettrice dell'Università delle Figi, la professoressa Shaista Shameem, ha spiegato che il documentario è stato pensato per un pubblico internazionale. Il primo ministro di Tuvalu, Feleti Teo, lo ha definito «un potente richiamo alle ingiustizie e alle disuguaglianze a cui il nostro popolo è stato sottoposto». L'ateneo indica come obiettivo la conservazione di un capitolo della storia tuvaluana e del Pacifico, e un contributo al dibattito aperto sulla giustizia riparativa.

A Nukulaelae, dove nel 1861 era approdata alla deriva la canoa di Elekana e dove era nata la prima congregazione cristiana dell'arcipelago, due anni prima delle navi, la memoria era già intatta. Adesso ha una forma che può viaggiare.