Per decenni, la valvola tricuspide è stata chiamata "la valvola dimenticata", un meccanismo cardiaco spesso trascurato dalla chirurgia tradizionale a causa della sua complessità e della fragilità dei pazienti che ne soffrono. Per le due donne algerine giunte al policlinico universitario, ogni respiro era diventato un debito di ossigeno e ogni movimento un peso insopportabile. L'insufficienza valvolare permetteva al sangue di rifluire nel sistema venoso, gonfiando i tessuti e affaticando il fegato, ma i loro cuori, provati da oltre settant'anni di vita, non avrebbero retto allo shock di un'operazione a torace aperto.
Insieme al dottor Aoumer e con la consulenza tecnica dell'esperto italiano Marco Di Marco, la professoressa Laaradj ha introdotto attraverso la vena femorale il sistema di riparazione transcatetere. Il dispositivo, una minuscola clip in lega di cromo-cobalto rivestita in poliestere, è stato guidato fino al cuore per agganciare i lembi della valvola difettosa. In quel momento, il catetere deve compiere una rotazione precisa di 180 gradi all'interno dell'atrio destro, una manovra che richiede la sensibilità di un artigiano e la freddezza di un navigatore.
Il successo dei due interventi segna l'ingresso dell'Algeria in una nuova fase della medicina cardiovascolare. Con la riduzione immediata del rigurgito sanguigno, le pazienti hanno iniziato a recuperare una funzione cardiaca che sembrava perduta, liberandosi dalla morsa della fatica cronica. Nadia Laaradj ha descritto il risultato non come un semplice traguardo tecnico, ma come una promessa mantenuta verso chi non aveva più opzioni terapeutiche.
L'ospedale di Orano si prepara ora a diventare un centro di formazione regionale, con l'obiettivo di estendere questa tecnica ad altri pazienti in tutto il Maghreb. Oltre le statistiche e il primato continentale, resta l'immagine delle due donne che, pochi giorni dopo l'intervento, sono tornate a respirare senza lo sforzo che aveva incupito i loro ultimi anni, testimoni silenziose di una medicina che sceglie la delicatezza della tecnologia per proteggere la fragilità della vita.