La gravidanza si era interrotta prima del tempo. Elda Elias Lara aveva sviluppato una preeclampsia — pressione alta oltre la ventesima settimana, con coinvolgimento degli organi — e per quella condizione esiste una sola terapia definitiva: far nascere il bambino. Il parto fu indotto alla settimana 26.6. In Messico i disturbi ipertensivi della gravidanza restano tra le prime cause di morte materna.
Ai polmoni immaturi si aggiunse presto un secondo ostacolo. Un vaso fetale che collega l'arteria polmonare all'aorta — il dotto arterioso, che nella vita prenatale permette al sangue di saltare i polmoni, ancora pieni di liquido — non si era chiuso. Nei nati a termine si sigilla entro due o tre giorni; nei nati prima delle 28 settimane spesso resta aperto, rimandando sangue verso i polmoni e rendendo ogni respiro più faticoso.
A Zacatecas quell'intervento non si esegue. L'ISSSTE gestisce nella capitale dello stato un solo ospedale generale, e la chirurgia cardiaca neonatale complessa appartiene ai centri di alta specialità. Così la bambina fu trasferita all'Hospital Regional Valentin Gomez Farias, nel Jalisco, centro di riferimento per l'occidente del paese: trecentoventi chilometri di strada. Lì il dotto venne chiuso attraverso una piccola incisione tra le costole, sul lato sinistro, senza fermare il cuore.
Poi il ritorno, e i mesi lenti della terapia intensiva. La madre racconta che il personale dell'ospedale le diede contención — sostegno emotivo — e che si comportarono, per tutto il tempo, come alleati. È una parola scelta con cura: non assistenza, non cortesia. Alleati.
La bambina è arrivata a sette chili e la ripresa è completa. L'équipe della terapia intensiva neonatale ha già fissato il seguito: cinque anni di controlli medici dopo la dimissione. Per chi nasce così presto si sorvegliano la vista, l'udito, lo sviluppo motorio e il linguaggio; lo screening della retina comincia poche settimane dopo il parto. Il lavoro cominciato in quella stanza, insomma, non si è ancora chiuso.