Tre alberi, tre registratori, tre giorni di ascolto continuo. Il leoncillo — Cebuella pygmaea per gli zoologi — è un animale quasi impossibile da osservare: si muove tra i rami più alti, e le sue chiamate di contatto sono spazzate di frequenza che si spengono in fretta nell'aria umida della foresta. Cercarlo con gli occhi è tempo perso. Cercarlo con l'orecchio richiede macchine.
Durán, che ha fondato il gruppo di tecnologia per la conservazione Neblina Labs, difende il metodo per una ragione prosaica: l'acustica passiva offre, dice, «il miglior rapporto qualità-prezzo in termini di quante specie si possono sentire al costo più basso». È un argomento che conta quando il monitoraggio deve restare nelle mani di chi abita il luogo.
Il primo tentativo non ha confermato nessun leoncillo. Ma i registratori hanno raccolto tutto il resto: il repertorio sonoro della foresta, ore di materiale che la squadra sta usando per costruire i modelli di riconoscimento delle campagne future. Un silenzio, in questo mestiere, è anche un dato.
La specie è considerata un indicatore della salute della foresta: quando sparisce, significa che il disboscamento e il taglio illegale hanno già cominciato a mordere. Vive in una fascia sottile lungo i corsi d'acqua, non in blocchi compatti di foresta, e questo la rende particolarmente esposta. La IUCN la classifica come vulnerabile.
Nella stessa foresta la comunità gestisce fototrappole e pattugliamenti del territorio contro la caccia e il taglio abusivi. Il progetto acustico si aggiunge a quel lavoro, e lo fa in un modo preciso: i membri Siekopai vengono formati direttamente sulla tecnologia, perché il monitoraggio continui senza dipendere da nessuno che venga da fuori.
Il contesto è quello di Sucumbíos, provincia dove Texaco aprì i primi pozzi nel 1964 e dove le strade di accesso ai giacimenti spalancarono la porta a coloni e motoseghe. Le famiglie di Siekoya Remolino discendono da chi fu cacciato dal territorio settentrionale di Pë'këya durante la guerra di confine del 1941. Nel novembre 2023 la corte provinciale ha ordinato al Ministero dell'Ambiente di intestare al popolo Siekopai 42.360 ettari di quel territorio, dentro la riserva di Cuyabeno, insieme a scuse pubbliche: il primo titolo di proprietà mai concesso all'interno di un'area protetta ecuadoriana. A luglio 2025 il documento non era ancora stato consegnato.
Nell'attesa, gli abitanti mettono microfoni sugli alberi e imparano ad ascoltare quello che i registratori riportano indietro.