In Vietnam, la parola "Honda" è diventata nel tempo il nome comune di ogni cosa che abbia due ruote e un pistone. È l'ufficio del commerciante, il carro del contadino, il mezzo che porta i figli a scuola. Per Bùi Văn Ga, ex viceministro dell'Istruzione tornato alla ricerca pura, il problema del clima non poteva risolversi con un decreto che cancellasse questo immenso patrimonio meccanico. La sua idea non è stata quella di sostituire, ma di trasformare, agendo sul cuore pulsante del veicolo con la pazienza di un orologiaio.
Il sistema sviluppato dal suo team presso l'Università di Da Nang permette ai motori esistenti di funzionare con una miscela di idrogeno e bioetanolo, quest'ultimo estratto dalle radici di manioca e dalla melassa di canna da zucchero che abbondano nelle campagne vietnamite. Non è un salto nel vuoto tecnologico, ma un ponte teso tra il presente fossile e un futuro a zero emissioni.
La precisione di Ga si manifesta nel dettaglio tecnico che diventa utilità sociale: il modulo è adattabile e può essere impiegato anche per piccole unità di generazione elettrica nelle zone rurali. Qui, l'idrogeno rinnovabile e il bioetanolo locale alimentano macchinari che altrimenti dipenderebbero da costose importazioni di petrolio. Il professore, che ha conseguito il dottorato in Francia nel 1989, ha scelto di mettere la sua esperienza al servizio di una transizione che non lasci indietro chi possiede solo una vecchia motocicletta per guadagnarsi da vivere.
Mentre i prototipi girano silenziosi sui banchi di prova, si avverte la concretezza di un uomo che ha compreso profondamente il suo paese. Non occorre distruggere per rinnovare; a volte basta cambiare il respiro di una macchina perché l'intero orizzonte di una nazione diventi più limpido.