Insieme a un team di esperti, tra cui l'erpetologo L.J. Mendis Wickramasinghe, Weerakoon ha setacciato le alture e le pianure dell'isola, concentrandosi su quelle creature che la scienza spesso dimentica perché prive di un fascino immediato. La loro ricerca ha restituito al mondo 23 nuove specie di licheni, organismi che non solo decorano il paesaggio, ma agiscono come sentinelle silenziose, assorbendo l'aria e raccontando la purezza dell'atmosfera attraverso la loro stessa esistenza.
Tra le scoperte più significative spicca il Polymeridium fernandoi, un lichene rinvenuto proprio nel cuore di Sinharaja, l'ultima grande foresta pluviale di pianura del paese. Ma la vita si è manifestata anche in forme più dinamiche: la spedizione ha identificato 12 specie di rane e 4 di serpenti, tra cui il serpente arboricolo di Sinharaja, un rettile dai colori vividi che si muove con eleganza tra i rami più alti.
Particolarmente simbolico è stato il ritrovamento della rana arborea di Dilmah (Pseudophilautus dilmah), individuata nei pressi del luogo dove, nel XIX secolo, furono piantati i primi arbusti di tè. Queste piccole rane possiedono una biologia straordinaria: i loro piccoli non attraversano la fase di girino, ma emergono dalle uova già formati, come miniature perfette dei loro genitori, pronti ad affrontare le sfide del sottobosco.
Il lavoro di Weerakoon, oggi curatrice presso il Museo di Storia Naturale di Londra, non si è limitato alla catalogazione. Con la pubblicazione di uno studio organico sui licheni dello Sri Lanka, la ricercatrice ha colmato un vuoto di conoscenza che durava da oltre un secolo. È il gesto di chi sceglie di guardare da vicino ciò che gli altri calpestano, convinta che la dignità di un ecosistema risieda nella protezione della sua parte più piccola e meno appariscente.