Per James Musinguzi, direttore della Uganda Wildlife Authority, questo momento non è solo un'operazione logistica, ma la riparazione di una ferita storica. Negli anni Ottanta, tra il rumore della guerra civile e il silenzio complice del bracconaggio, l'ultimo rinoceronte selvatico dell'Uganda era caduto, lasciando i parchi nazionali come gusci vuoti. La rinascita è iniziata con pazienza nel 2005, quando sei esemplari furono portati nel santuario di Ziwa; oggi, quella piccola colonia è cresciuta fino a contare cinquantanove individui, permettendo finalmente questo primo spostamento verso le terre d'origine.
Il legame con questo luogo è profondo. Negli anni Trenta, fu un leader locale, il capo Ajai della tribù Madi, a comprendere prima di chiunque altro la fragilità di questi giganti, stabilendo regole severe che ne vietavano la caccia. Il suo nome è rimasto legato alla riserva, e oggi i ranger, addestrati tra le colline del Kenya, sorvegliano i nuovi arrivati mentre si abituano al sapore dell'erba di casa.
Sebbene i rinoceronti introdotti siano della sottospecie meridionale — i loro cugini settentrionali, un tempo nativi di queste sponde, sono ormai funzionalmente estinti — il loro ruolo ecologico rimane identico. Con il loro caratteristico labbro quadrato, perfettamente adattato per recidere l'erba corta come una falciatrice naturale, questi animali modellano il paesaggio, creando spazi vitali per altre specie e mantenendo l'equilibrio della savana arborata.
Bashir Hangi, che ha seguito ogni fase del monitoraggio veterinario, conferma che gli animali sono in salute e iniziano a muoversi con confidenza nel nuovo recinto di acclimatazione. Dopo Ajai, il piano prevede di riportare i rinoceronti anche nella Kidepo Valley, nel punto esatto in cui, nel 1983, fu avvistato l'ultimo esemplare selvatico del paese. È un cerchio che si chiude, un ritorno alla vita dove per decenni c'è stata solo l'assenza.