La scoperta non è frutto di un colpo di fortuna isolato, ma di una pazienza metodica che ricorda il lavoro degli amanuensi. Gli scienziati hanno trattato i sedimenti provenienti dalle formazioni di Lourinhã e Alcobaça con acqua e perossido d'idrogeno, sciogliendo la roccia fino a ridurla in una poltiglia sottile. Questo fango, passato attraverso una serie di setacci sovrapposti, ha rivelato ciò che l'occhio nudo non avrebbe mai potuto cogliere: i resti di una vita minuscola che correva ai piedi dei grandi dinosauri del Giurassico.
Spesso è la forma dell'ilio, un osso del bacino, a permettere di distinguere una salamandra primitiva da un ranocchio ancestrale. In questo caso, il materiale fossile ha permesso di descrivere una specie finora ignota alla scienza, arricchendo il già prezioso registro fossile europeo. Il Portogallo si conferma così uno dei teatri più fertili per comprendere l'evoluzione dei tetrapodi di piccole dimensioni, grazie alla collaborazione tra le istituzioni londinesi e i presidi locali come il Museu da Lourinhã e la Sociedade de História Natural di Torres Vedras.
C'è qualcosa di profondamente umano nel gesto di lavare e setacciare tonnellate di terra per trovare la prova di un’esistenza così remota. Non sono le grandi strutture ossee a narrare la complessità di quell'ecosistema, ma queste fragili architetture biologiche che sono sopravvissute alla pressione dei millenni e ai mutamenti della crosta terrestre. Ogni piccolo osso catalogato è un frammento di memoria recuperato dal nulla, un tassello che restituisce forma e dignità a una creatura che ha abitato il nostro mondo molto prima che noi potessimo immaginarlo.