Per Sebastián Di Martino, direttore della conservazione di Rewilding Argentina, la presenza di questo animale non è un semplice esercizio di biologia, ma la riparazione di un torto storico. La lontra gigante, o Pteronura brasiliensis, era scomparsa da queste terre nel 1986, vittima di una caccia spietata che tra il 1950 e il 1970 aveva visto l'esportazione di decine di migliaia di pelli verso i mercati internazionali. Oggi, negli oltre 756.000 ettari del Parco Iberá, il silenzio dei canali attende di nuovo la voce di quello che Di Martino definisce il padrone delle acque.
L'integrazione di un animale nato in cattività richiede una pazienza quasi devozionale. È qui che interviene Mario, un tempo volontario e oggi custode esperto, che ha il compito di accompagnare Nanay nella sua transizione verso la libertà. Mario deve insegnare a un animale cresciuto in uno zoo svedese come catturare prede vive in acque torbide, simulando le lezioni che in natura verrebbero impartite dai genitori durante il primo anno di vita.
Ogni lontra gigante porta sulla gola una macchia di pelliccia bianca, un disegno irregolare e unico come un'impronta digitale che permette ai ricercatori di riconoscerle da lontano. Questo dettaglio visivo diventa lo strumento fondamentale per il monitoraggio post-rilascio, coordinato attraverso una rete internazionale che coinvolge zoo europei e amministrazioni locali. Il ritorno di questo predatore ha un effetto a cascata: regolando la popolazione di capibara e caimani, la lontra garantisce la salute delle praterie sommerse e la varietà della vita acquatica.
Il nome di Nanay richiama un fiume dell'Amazzonia peruviana dove i suoi simili vivono ancora allo stato selvatico. In questo passaggio di testimone tra la Svezia e le paludi argentine, si compie un atto di cura collettiva che trascende i confini nazionali. Nelle prossime settimane, dopo il periodo di adattamento in recinti di semi-libertà, Nanay scivolerà definitivamente nelle acque della Laguna Paraná, dove ad attenderlo ci sono già Nima, Coco e i loro piccoli, la prima famiglia a riabitare queste terre dopo quasi mezzo secolo di vuoto.