L'incontro, svoltosi presso il dipartimento di Medicina Fisica e Riabilitazione del CHU Blida, ha segnato un momento di rara convergenza. I cosiddetti médecins du Mahjer — i professionisti della diaspora che operano principalmente nel sistema sanitario francese — hanno risposto all'appello dei colleghi locali per affrontare una lacuna strutturale: l'assenza della geriatria come specializzazione autonoma nel percorso accademico algerino.
Mentre i medici discutevano i protocolli per il trattamento dell'ictus e della spasticità, il pensiero costante era rivolto a chi, nelle case del Paese, attende una cura che non sia solo generica assistenza medica. In un gesto che racchiude il senso dell'incontro, un medico anziano ha mostrato ai colleghi più giovani la tessera biometrica Chifa, il piccolo rettangolo di plastica che oggi permette a milioni di pensionati di accedere ai farmaci cronici, simbolo di un sistema che cerca di modernizzarsi per non lasciare indietro nessuno.
La sfida non è solo clinica, ma profondamente umana. In Algeria, la cura degli anziani è tradizionalmente affidata alle pareti domestiche; oltre il 60% dei senior vive in case popolate da tre o più generazioni. Tuttavia, l'aumento delle malattie croniche e la complessità delle patologie legate all'età richiedono oggi un sapere che vada oltre la devozione filiale.
Il simposio di Blida ha gettato le basi per un piano nazionale di assistenza. L'obiettivo è trasformare l'esperienza dei medici tornati dall'estero in un programma di formazione permanente, affinché la geriatria non sia più un'appendice della medicina interna, ma un pilastro della salute pubblica. È la risposta silenziosa di una generazione di professionisti che, pur avendo costruito carriere lontano da casa, ha scelto di non dimenticare il debito di cura verso le proprie radici.