Il sapoconcho, come i galiziani chiamano affettuosamente la tartaruga palustre europea, è una creatura di silenzi e attese. Caratterizzata da un carapace scuro punteggiato di piccole macchie gialle, questa specie — la Emys orbicularis — è diventata una rarità nelle province di Ourense e Pontevedra. Prima che le macchine da cantiere iniziassero il restauro della zona umida, questi otto esemplari erano stati prelevati e affidati alle cure del Centro de Recuperazione di Fauna Selvatica di Carballedo. Oggi, il loro ritorno segna non solo la fine di un esilio temporaneo, ma la guarigione di un paesaggio.
Le mani della consigliera Ángeles Vázquez e del sindaco Alejandro Lorenzo si sono unite a quelle dei più piccoli per accompagnare gli animali verso l'erba umida. Non è stata una cerimonia di protocollo, ma un gesto di restituzione. Per sopravvivere, il sapoconcho esige una precisione biologica assoluta: acque perenni, vegetazione fitta e zone dove il sole possa scaldare il loro sangue freddo senza ostacoli.
Il lavoro di recupero ha richiesto la rimozione sistematica della vegetazione invasiva e il miglioramento del bacino idrico, trasformando un'area degradata in un rifugio sicuro anche per specie come l'alzavola comune. As Gándaras de Budiño non è un luogo qualunque; nel secolo scorso, gli scavi di Emiliano Aguirre portarono alla luce manufatti acheuleani, rivelando che l'uomo camminava su queste rive già nel Paleolitico inferiore. Oggi, la palude punta a raddoppiare la sua estensione, arrivando a 12.000 metri quadrati entro il termine del programma regionale nel 2028.
Mentre le tartarughe sparivano tra le radici sommerse, la loro capacità di sigillare il guscio inferiore per proteggersi dai predatori ha ricordato ai presenti la resilienza di una specie che ha visto passare le ere. Il progetto prevede ora il rilascio progressivo di altri esemplari, affinché il sapoconcho torni a essere il custode silenzioso di queste acque antiche.