Il rito si chiama offrire il kafan, il sudario, e nell'Alto Egitto lo si conosce da generazioni. Chi lo porge dichiara di non avere più nulla da opporre: consegna il proprio corpo già preparato per la sepoltura e lascia all'altra famiglia la scelta fra la vendetta e il perdono. È la forma più assoluta di resa che questa terra abbia inventato, e proprio per questo la sola che riesca a fermare il sangue.
Attorno alle due famiglie stavano i mediatori. Il direttore della sicurezza di Beni Suef, il tenente generale Emad Barakat, era presente insieme a religiosi di Al-Azhar, della Chiesa copta e del ministero degli Awqaf, che avevano lavorato per settimane all'accordo. Sceicchi e sacerdoti seduti sulla stessa fila: in Egitto questa collaborazione passa oggi in buona parte attraverso la Casa della Famiglia Egiziana, l'organismo interconfessionale nato nel 2011 con una sede anche a Beni Suef.
Ciò che una faida lascia dietro di sé raramente compare nelle cronache. La parte più debole di solito abbandona il villaggio: case chiuse, campi lasciati ad altri, figli iscritti a scuola lontano, per anni. Negli accordi consuetudinari dell'Alto Egitto — negoziati da arbitri di famiglie estranee al conflitto, messi per iscritto e firmati dai testimoni delle due parti — c'è quasi sempre una clausola che stabilisce quando i profughi potranno rientrare nelle proprie mura. È quel ritorno, più della cerimonia, a chiudere davvero una vendetta.
Il perdono concesso nella piazza non cancella un processo: l'omicidio in Egitto è un reato contro lo Stato, e il fascicolo resta aperto.
Per questo il generale e i religiosi erano lì come testimoni e mediatori, non come giudici. La riconciliazione consuetudinaria corre accanto alla giustizia penale, non al suo posto: può incidere sui risarcimenti civili, può essere invocata come attenuante, ma la Procura mantiene la sua causa. Quello che le due famiglie hanno potuto decidere in piazza è l'unica cosa che nessun tribunale può imporre a nessuno — smettere.
La stampa locale, per consuetudine, non ha pubblicato i nomi dei singoli. Restano i nomi delle famiglie, quello del villaggio, e un lenzuolo bianco passato da mani a mani davanti a tutti.