Il barrambarr, che gli scienziati chiamano bluebone, è uno dei dieci pesci di importanza culturale che lo studio ha seguito. Si lascia portare dalla marea tra i due ambienti, secondo un ritmo che nessuna mappa aveva mai registrato. Per quattro delle dieci specie i ricercatori hanno trovato una cosa che non si aspettavano: gli esemplari più grandi stavano nelle mangrovie, anche se i pesci erano più numerosi sulla barriera. Le mangrovie non sono un margine, sono una parte del sistema.

Katherine Cure, biologa dell'Australian Institute of Marine Science, ha condotto il lavoro insieme al programma ranger. La collaborazione dura da otto o dieci anni, molto più a lungo di questa singola ricerca. Il risultato è uscito su Ocean & Coastal Management, con i Bardi Jawi Rangers e i Traditional Owners elencati tra gli autori.

«Lo sapevamo quasi tutto. Ma la scienza lo ha confermato. Ci hanno detto: avevate ragione.»

McCarthy ha 59 anni. La frase, nella sua sobrietà, dice due cose insieme: che il sapere c'era già, e che ora circola in una forma che le istituzioni sanno leggere. È la differenza tra essere consultati e essere coautori.

I ranger lavorano da Ardyaloon, una comunità di 325 abitanti a 189 chilometri a nordest di Broome. Il programma esiste dal 2006, il titolo nativo sulle terre e sulle acque è stato riconosciuto dalla Corte federale nel novembre 2005. I Bardi Jawi si definiscono Saltwater People e fanno risalire la loro presenza qui a circa trentamila anni.

Il momento non è comodo. L'anno scorso un'ondata di calore marino ha sbiancato coralli dentro i confini del parco, e lo schema di zonizzazione è entrato in vigore soltanto a luglio. Sapere quali specie attraversano quale habitat, e quando, decide dove si potrà pescare e dove no. Il lavoro di McCarthy e Cure entra così nella gestione quotidiana di un tratto di mare che i suoi abitanti non hanno mai smesso di leggere.