L'indagine, iniziata nel 2018, ha richiesto la pazienza del filologo e il rigore del genetista. Il team ha esaminato esemplari conservati a New York, Londra e Stoccolma, incrociando l'analisi del DNA con lo studio morfologico. Il risultato è la conferma di una specie distinta, il Coendou vossi, una creatura che vive sospesa tra i rami delle foreste secche e umide della regione caraibica e interandina. È un animale di piccole dimensioni, il cui corpo non supera i 33 centimetri, ma è dotato di una coda prensile straordinaria che rappresenta oltre il 70% della sua lunghezza totale, uno strumento essenziale per la sua esistenza arboricola.
La pelle del Coendou vossi è protetta da un’armatura di aculei bicolori o tricolori, lunghi fino a 55 millimetri, che emergono da una pelliccia bruna e rada. È proprio questa fitta trama di spine a costituire la sua difesa: contrariamente alla credenza popolare, il porcospino non scaglia i suoi dardi, ma li cede solo al contatto diretto, un ultimo e silenzioso atto di resistenza contro chi osa avvicinarsi troppo nel buio della notte tropicale.
Il nome scelto per la specie rende omaggio a Robert S. Voss, lo studioso che ha dedicato una vita alla tassonomia dei mammiferi neotropicali. È una dedica che lega il lavoro di campo di oggi alla grande tradizione della zoologia del passato. L'ultima volta che la terra colombiana aveva rivelato un porcospino fino ad allora sconosciuto era il 1899, quando lo zoologo britannico Oldfield Thomas descrisse il Coendou vestitus.
Oggi, il Coendou vossi sopravvive in territori frammentati dalle attività umane, tra i dipartimenti di Caldas, Cesar, Cundinamarca, Santander, Sucre e Tolima. La sua scoperta non è soltanto un atto di classificazione scientifica, ma il riconoscimento di un sopravvissuto che, pur muovendosi lentamente tra le cortecce e nutrendosi di frutti nell'ombra, è riuscito a sfuggire allo sguardo dell'uomo per oltre un secolo, trovando infine il suo posto nella storia naturale del continente.