Il protocollo, avviato nell'aprile del 2026, coinvolge 72 pazienti colpiti da Sclerosi Laterale Amiotrofica. Per oltre un decennio, il farmaco è rimasto confinato nei laboratori, osservato sotto le lenti dei microscopi mentre dimostrava la sua capacità di spegnere l'incendio infiammatorio che divora i motoneuroni. Non si tratta di una cura definitiva, ma di un tentativo meticoloso di erigere una diga contro la degenerazione, impedendo l'accumulo di quelle proteine anomale che soffocano le cellule nervose.
Il dottor Vaquero coordina questa fase iniziale con il rigore di chi sa che la sicurezza è il primo passo verso la dignità del malato. I pazienti, selezionati tra coloro che convivono con la diagnosi da più di un anno, riceveranno le prime somministrazioni endovenose attraverso un piccolo catetere sottocutaneo, un dettaglio tecnico che risparmia alle vene già provate lo stress di cicli ripetuti.
La medicina procede per gradi, con una pazienza che spesso contrasta con l'urgenza di chi vede il proprio corpo farsi estraneo. I primi dati sulla tollerabilità del trattamento sono attesi per il dicembre del 2026, mentre i risultati completi della Fase I arriveranno nei primi mesi dell'anno successivo. Solo allora, se la sicurezza della molecola sarà confermata, si potrà passare alla valutazione della sua efficacia clinica nel 2028.
Per María, e per le migliaia di persone che in Spagna seguono lo sviluppo di questa ricerca sostenuta dalla Comunidad de Madrid, ogni giorno guadagnato è uno spazio sottratto all'ombra. L'impegno del dottor Vaquero e della sua equipe restituisce alla medicina la sua dimensione più nobile: quella di una lotta silenziosa, condotta tra le mura di un vecchio ospedale fondato nell'Ottocento, per difendere la scintilla di movimento che definisce l'essere umano.