Da trentadue anni fa questo mestiere. Il padre, prima di lui, aveva ricevuto un premio statale per la costruzione del santoor, e a otto anni il figlio stava già accanto a lui nella bottega. Oggi Dar costruisce rabab, santoor, saz-e-Kashmir, sitar kashmiro, rabab sikh e surnai: quasi tutto su commissione, per acquirenti sparsi tra il Jammu e Kashmir e il resto dell'India.
Sono gli strumenti della Sufiana Mausiqi, il repertorio classico del Kashmir, dove il santoor si accompagna al saz-e-Kashmir — una viella ad arco che si tiene diritta sul ginocchio — al sitar kashmiro, al rabab e a una coppia di piccoli timpani. Il rabab sikh che Dar costruisce risale invece a Bhai Mardana, il musicista musulmano che accompagnava Guru Nanak; le commissioni arrivano dal Punjab e dalla diaspora, dove la tradizione dei rababi è tornata a vivere.
Il gelso, in Kashmir, si coltiva soprattutto per nutrire i bachi da seta. Il legno degli strumenti è, in buona parte, un sottoprodotto di quell'altra industria.
Il mestiere non manca di riconoscimenti, ma di successori. A Zaina Kadal, nel cuore vecchio di Srinagar, Ghulam Mohammad Zaz lavora in una bottega minuscola: ottava generazione della sua famiglia nel mestiere, insignito del Padma Shri nel 2022, e senza nessuno che venga dopo di lui. È il caso che ritorna in quasi ogni resoconto sugli strumentai kashmiri.
Dar pone la questione in termini pratici. «Questo mestiere è il mio sostentamento. Non sono molti quelli che lo intraprendono o lo imparano, ma vorrei dire che tutti dovrebbero restare legati all'arte.» Un artigiano capace, sostiene, può guadagnarci bene. Quello che chiede sono programmi pubblici dedicati e un riconoscimento istituzionale più solido per chi costruisce strumenti in Kashmir — la registrazione degli artigiani, gestita dal dipartimento dell'artigianato e dei tessuti del Jammu e Kashmir, è la porta d'accesso ai fondi statali.
Intanto lui continua a lavorare a ritmo lento, uno strumento alla volta, come gli è stato insegnato: prima la qualità, poi tutto il resto.