Era nata nel 1925, in un'Anatolia dove ci si spostava a piedi, con l'asino o sul carro trainato dai buoi. La Turchia non aveva ancora una compagnia aerea civile — sarebbe arrivata otto anni dopo, con cinque velivoli e ventotto posti in tutto. L'aspettativa di vita alla nascita, in quegli anni, si aggirava intorno ai trentacinque anni. Uslu ne ha vissuti tre volte tanti senza mai attraversare la soglia di un'automobile.

Il desiderio della umrah, invece, lo portava con sé da decenni. A differenza del pellegrinaggio maggiore, la umrah non ha una data fissa: si può compiere in qualsiasi momento dell'anno, e settembre è un mese come un altro. Sono stati i nipoti a organizzare tutto — il volo, i permessi, l'accompagnamento — e a partire con lei.

Dall'altopiano di Konya, a mille metri sul livello del mare, a Gedda ci sono circa millenovecento chilometri in linea d'aria. Poi altri ottanta di strada fino alla Mecca. Il primo viaggio in assoluto di Anakiz Uslu è stato questo.

Nelle fotografie pubblicate dal giornale locale Haber Dairesi è davanti alla Kaaba, il cubo coperto dal drappo di seta e cotone che pesa quasi una tonnellata e che viene ritessuto ogni anno. Ha detto che Dio le aveva concesso di vederla alla sua età, e che vederla era per lei una grande felicità.

I nipoti hanno parlato di una felicità che non si riesce a descrivere. E di un orgoglio particolare: quello di essere stati loro, con le proprie spalle, a portarla fin lì.