I pou sono destinati alla casa di riunione dell'Aotearoa Marae, che sorge proprio a Tupapa. Il progetto è nato dallo scambio culturale organizzato con l'Aotearoa Society of the Cook Islands, e ha portato sull'isola il gruppo Tātai Hononga: Matchitt insieme alla compagna e coordinatrice Miraka Davies, e ai carvers della comunità locale che hanno lavorato al loro fianco.
La parola marae, però, non significa la stessa cosa nei due luoghi. Alle Cook indica le piattaforme di pietra all'aperto — poco lontano da lì c'è Arai-te-Tonga, il cortile lastricato con il pilastro d'investitura dove veniva conferito il titolo di ariki Makea Karika. In Aotearoa il termine designa invece il complesso costruito attorno alla casa di riunione: esattamente ciò che si sta alzando a Tupapa.
Anche il legno cambia. Chi lavora in Aotearoa conosce il tōtara e il kauri; a Rarotonga si intaglia il tamanu, il miro, il toa. Le mani si adattano al materiale che cresce sull'isola.
Dall'altra parte dell'isola, a Ngatangiia, la tradizione orale colloca la partenza delle canoe: Takitumu, Tainui, Te Arawa. Sono gli stessi nomi che in Nuova Zelanda identificano ancora oggi le linee di discendenza di intere iwi. I pou intagliati a Tupapa chiudono il cerchio nella direzione opposta — non chi parte, ma chi torna a scolpire il ricordo di chi partì.
L'alta commissaria neozelandese Catherine Graham ha definito il progetto «una bella espressione dei legami profondi e duraturi tra Nuova Zelanda e Isole Cook», in linea con «il rafforzamento dei rapporti tra le persone e la celebrazione della ricchezza della nostra whakapapa del Pacifico».
Restano due pou e mezzo. Il legno aspetta.